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Il mare più grande

Paikea è un bellissimo maschio di balena, un iperodonte boreale per l'esattezza.

A differenza dei suoi amici, è troppo vivace per rimanere a nuotare negli abissi dei freddi mari del Nord. A lui interessava girare il mondo, andare nei mari più caldi e più colorati, voleva vedere tutti i luoghi da cui sentiva riecheggiare sotto le onde.

Paikea decise, mentre stava giocando con la sua amica del cuore, Malia, di conoscere una volta per tutte un posto lontano, enorme, pieno di luci e suoni che provenivano fuori dall'acqua, e che era popolato da strani esseri la cui maggior parte non sapeva nuotare, ed alcuni di loro molto cattivi. Una volta convinto, Paikea si avvicinò a Malia svelando la sua idea.

Malia, seppur preoccupata, disse che Paikea era molto coraggioso e che se avesse voluto compiere quest'avventura lei non avrebbe detto niente a nessuno, e che l'avrebbe aspettato per giocare di nuovo!

Paikea sorrise, e partì seguendo degli iceberg di metallo, rumorosi, puzzolenti e popolati dagli esseri che provenivano da quel posto misterioso.

Dopo tanti colpi di pinna, vide il mare restringersi ed alzarsi di fondale, vide l'acqua diventare più scura, fino a diventare torbida. Sapeva di averla fatta grossa, ma la sua curiosità lo spingeva a nuotare sempre più forte.

Accanto a sé vedeva una, dieci, cento iceberg di metallo, e da là fuori, tra i tanti rumori molesti, sentiva provenire suoni non più casuali, ma armonie sconvolgentemente piacevoli, molto simili alla voce di Malia, di cui sapeva l'esistenza solo grazie alle leggende che sentiva narrare dagli anziani iperodonti, e che queste venivano chiamate con il nome di musica dagli strani esseri che non sapevano nuotare.

Di fianco a sé ora vedeva strane rocce, innaturali, ora belle, ora lunghe, ora brutte e fumose, ora grandi ed imponenti, ed alcune di esse erano appoggiate tra le due sponde del fiume.

Tanti strani esseri, da quelle rocce, lo guardavano con ammirazione, e lui sorrise a tutti loro.



Paikea era stanco, e non sapeva più come tornare nei freddi abissi dove lo aspettava Malia. Alcuni strani esseri entrarono in acqua, dimostrando a Paikea che sapevano nuotare.

Paikea aveva paura, perché sapeva che alcuni di questi strani esseri erano molto cattivi, ma loro, invece di aggredirlo con dei grossi denti di metallo, come raccontavano gli anziani iperodonti, lo accarezzavano e gli sorridevano così dolcemente che Paikea si commosse, e lasciava in quell'acqua torbida una scia di lacrime.



Paikea era ancor più stanco, ma non aveva più paura, perché capì che gli strani esseri accanto erano come lui, sapevano nuotare ed erano di animo gentile.
 
Paikea era andato oltre le leggende, oltre i consigli di Malia, oltre gli abissi del Nord. E' notte, e Paikea vedeva le luci di questo posto infinito. E si addormentò. Gli strani esseri intorno a lui, anche loro stanchi dopo essergli stati accanto, piansero fino a che Londra non fu baciata di nuovo dal Sole.

Paikea si risvegliò. E intorno a sé c'era un'acqua così trasparente, con sopra un cielo blu cobalto, ed era circondato da altre balene, bellissime che ridevano e guizzavano in aria, cercando di toccare il Sole. Paikea non era più stanco, ed era felice, perché per sempre, nel mare più grande che esista si ricorderà di quelle carezze di questi strani esseri, che nelle leggende degli anziani iperodonti erano chiamati uomini.

Dedicato a coloro che ritengono l'improbabile impossibile, e che preferiscono guardare il mondo da uno spioncino piuttosto che viverlo davvero.

Dedicato a coloro che preferiscono inventarsi un mondo virtuale, mentre il mondo reale è tutt'altra cosa.

Dedicato a Paikea, e agli uomini che, in ogni parte del mondo, fanno in modo che i sogni come quello che è stato vissuto per Paikea avvenga per ogni balena. Perché ogni balena è Paikea.

Pubblicato il 22/1/2006 alle 20.6 nella rubrica Diario.

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